Gli artisti, maledizione!

Seduta al pub, distratta mentre finisci la tua doppio malto media.

La musica live, a due passi dai tuoi occhi. Che li invade di suoni e mani che si muovono in perfetti amplessi sonori.

Lui, la pelle ambrata e i capelli carbone che gli disegnano un viso così perfetto che no, non esiste, è gay, sicuro. O fidanzato, da 7 anni, con l’anello eh? Cioè, ufficialmente intendo, come su Facebook.

C’era il blues, c’erano i suoi occhi neri che a un tratto arrivò notte fonda, c’erano le sue labbra che sussurravano alla chitarra segreti pieni di malinconia.

E poi c’ero io.

E poi di nuovo lui. Con i bicipiti lucidi dal caldo dei soffitti bassi in un giugno romano che non si dimentica.

Vado a prenderne un’altra, piccola. Hai dimenticato il resto ah grazie ciao mi giro di scatto gliela rovescio addosso. La birra, bionda, sui jeans blu. Blu scuro, quasi blues.

Quei due minuti di scusa non ti preoccupare colpa mia scusa davvero e poi due poltrone vintage di pelle rosso borgogna, lì nell’angolo, vicino ai bagni, che passano tutti di qua e mi sento osservata e tu sembra ti sia pisciato sotto. Rido.

Come ti intortano gli artisti, nessuno mai. Giuro, scientifico, qualsiasi test clinico può dimostrarlo. Loro lo sanno fare, loro lo possono fare.

Ovviamente 30 minuti possono bastare per farci su un film d’autore, mettendoci dentro Ray Vaughan e Pasolini, tra le strade di Roma sotto la luna che era bello farsi incantare passeggiando fino a “io abito qui, allora ci sentiamo, ti chiamo domani, ’notte”.

Non vi fidate degli artisti, davvero, ve lo dico da amica. Che poi i giorni successivi si sprecano fra telefonate e chat che è tutto facilmente fraintendibile, e non capisci il tono in cui lo dico, chiudiamo, dai. Vediamoci venerdì, ti va? Ok.  Lasciateli stare gli artisti.

Io ora lo so. E quella sera lo spettacolo fu questo: lui, sotto casa, che mi viene incontro tutto vestito di lino, TOTAL WHITE, infradito nere, collana e orologio-bracciale D&G, profumato come una puttana. Ok, ok, dimmi che quella non è la tua macchina, dai, ti prego. Sì, è la sua. Mini Cooper nera. 1 2 3 respira. CABRIO.

Ok, dai cazzo, io faccio l’educatrice, i progetti sull’intercultura, e valorizziamo le differenze, non posso avere pregiudizi, no, seriamente. E poi è figo da PAURA, andiamo, non ci pensare.

Non fidatevi degli artisti. Specie di quelli che “ho 30 anni, ho passato la vita a fare il playboy e adesso vorrei innamorarmi davvero”. Madiosantissimo perché?! Perché mi fai questo?

Usciamo, dai, dove andiamo, facciamo un giro, ok. Lungotevere, Castel Sant’Angelo, che forse non lo sapete ma in estate è come dire LAMORTE.  Sappiate solo che, a un certo punto, mi ha proposto di giocare a calciobalilla, per dire il divertimento che voglio andare a casa a guardarmi i tutorial di ClioMakeup, piuttosto. La noia che pesava 75kg circa e non riusciva a farmi togliere gli occhi piangenti da quella gigantesca scritta D&G.

Gli artisti, amici, davvero, no. Perché non si sa mai se sono il personaggio o la persona, e sicuro finisce male. Sicuro. Malissimo.

Non vi fidate degli artisti.

I poeti che scrivono d’amore e poi sei solo una delle tante  cui dedicare cento versi e nessun sentimento

I musicisti misantropi che la gente fa schifo e però poi diventano saratoga silicone sigillante

E i belli e dannati che la libertà prima di tutto, e poi se chiedi una relazione libera e allora sei una stronza senza cuore tu usi le persone addio.

E tralasciamo pure le sex machine che a un tratto, giusto quando arrivi tu, decidono che vogliono altro ora. Puntuali.

Gli artisti, state attenti. La persona, non il personaggio.

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3 Pensieri su &Idquo;Gli artisti, maledizione!

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