Perché chiamarle semplici, certe preposizioni?

 

a tutte le frasi che vi aspettate e che io non dirò

alle fughe che hanno sempre un po’ il sapore dolce del ritorno

a quando ci si scriveva le lettere perché l’unica cosa che volevamo davvero era l’odore delle mani che sorridevano sulla carta

a quando urlavamo un altro mondo è possibile. A quando ci siamo poi arresi all’im-

ai giorni in cui amarci sembrava l’unica via di fuga possibile

a tutte le scuse che trovo per scappare, ai motivi per restare. A quelle due lettere lì, che occupano lo spazio di una vita immensa

a quando vi ho detto arrivederci perché la serenità mi sembrava pagasse meglio della sicurezza

a chi ti stringe forte la mano mentre attraversi la strada

a quando ho chiuso quella porta, e sullo zerbino sembrava apparsa la scritta “per sempre”

al futuro che non sarà come quello che ho raccontato sulle mie pagine bianche

a chi ruba gli attimi alla vita per correre verso un bacio

a quando giocavamo a organizzare giornate che non sarebbero mai state sprecate fuori dal letto

al caldo che non dà tregua, ma ci pensate ai desideri? Quelli a settembre non finiranno affatto

alla mia felicità che somiglia sempre un po’ alla tua

a quell’ultimo sorriso, ché dentro c’era tutto.

 

 

 

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