Temitalia, aka mia madre prima mi pesa con gli occhi, poi mi saluta.

Il viaggio era già iniziato con un accendino dimenticato a casa.

E mi dirai tanto non fumi. Certo, non oggi magari, ma domani chissà. Un accendino serve sempre. Fidati.

Sbaglio la fermata del bus, aspetto 17 minuti che arrivi e mi porti in stazione, alle 13:53. Scioglimento.

Salgono tre ragazzi il cui accento alla Guccini tradisce i natali palesemente modenesi, nonostante la pelle ebano. Non hanno il biglietto, il controllore li fa scendere. Inizia la cantilena della tipica signora che “a questi gli diamo tutto, e prima ai modenesi e poi a loro, io son stata 10 anni in collegio, sono una persona educata, e ma è giusto aiutarli perché non c’hanno niente, e però prima noi, sennò si prendono tutto, almeno adesso si fanno una bella passeggiata, che tanto nella giungla sono abituati a camminare”.

Ok,ok, fermi tutti. B I L E. Il controllore mi guarda con la faccia di chi avrebbe voluto solo dirmi shhh, lascia perdere. E allora lascio perdere, ma solo perché fra 3 secondi collasso. Scendo.

Faccio un’azione buona e regalo il mio biglietto a un sorriso gigante che dice Grazie e corro al binario 3. Che poi perché corri se sei in anticipo di mezz’ora? Correre in stazione è meraviglioso, ha il profumo dell’ansia di volerti sempre raggiungere.

Correre e basta, anche se poi non c’è nessuno, dall’altra parte dell’attesa.

Ho la nausea, vedo il Santo protettore degli astemi puntarmi il dito inquisitore contro, puzzo di rivoluzione cubana fallita miseramente nella tazza del cesso. Voglio solo sedermi e leggere il giornale, come un vecchio qualunque.

Dal binario 3 riesco solo a sentire troppe chiacchiere indecifrabili, troppi “ci scusiamo per il disagio”, troppi rumori di treni che non arrivano mai qui, a 2 metri da me.

Ok, ci siamo, primo step. Salgo sul treno. Ad accogliermi una specie di baby gang rock band cinese composta da 4 teenagers (che sicuramente avranno avuto 40 anni perché si sa che i cinesi se li portano sempre bene) con una chitarra e un repertorio che andava da Hotel California a checazzoneso rap cinese, passando per i Foo Fighters e pseudo growl truverifacchinmetal.

Bologna centrale. Io ho 40 minuti d’anticipo, Trenitalia 15 di ritardo. Compro il tè verde (pessima idea,come vedremo), corro in sala d’attesa. Ho il tempo di imparare a memoria tutti i nomi delle vittime del 2 agosto, bestemmiare il “mozzicone di sigaretta” di Gelli, far finta di saper leggere Asharq al-Awsat di oggi, lasciare il posto a una coppia che se non si siede vicino minchia oh la fine del mondo.

Ascensore, spallata di una che ha deciso che i 20 cm tra me e la colonna sarebbero stati perfetti da attraversare di corsa, altro ascensore, binario 8. Un mendicante, ho fame grazie, donne in vestiti leggeri e stivali al ginocchio, patatine fritte e bottiglie di coca-cola che esplodono sui jeans. Ti sei asciugato le mani sui pantaloni, ti ho visto.

Eccolo, il miraggio.

Freccia bianca
il colore non è casuale
Indica l’ecosistema che si cercherà di ricreare all’interno del treno
Groenlandia
Solo ghiaccio e urla isteriche di bambini senza museruola
Temperatura media 20 gradi sotto lo zero
Dopo due ore di viaggio
gli unici passeggeri a loro agio
sono orsi dalla candida pelliccia
E turisti svedesi

Il freddo stimola la diuresi
Mi alzo tre volte per andare in bagno
Una volta per chiedere al controllore un clima mediterraneo
o perlomeno tre plaid
Due volte per restare tra un vagone e l’altro
lontana dall’inverno polare                                                                                                                                    Una volta per vomitare, nei pressi di Termoli.
Totale 7 volte

Ad ogni mia mossa due soggetti tabagisti
con le loro sigarette in mano in attesa della sosta
parlano tra loro, mi scrutano
Non si resiste senza fumare
Io prima volevo andare in bagno
ma poi ho pensato, meglio aspettare la sosta e fumare fuori
Sa, io penso che qualcuno fumi in bagno.
La ragazza che è seduta di fronte a me si alza spesso.
Chi? Quella col cappello?
Sì,lei.

Io dalle mie cuffie sento tutto.

.Siamo in arrivo alla Stazione di Pescara. Prossima fermata Pescara.

Accendini all’attacco ma il vizio è mutilato
porte chiuse e tutti seduti.

Fa così freddo che persino Dostoevskij mi ha chiesto di tener chiuso il libro
Vado in bagno a lavarmi le mani
mi sistemo i capelli confusi, ché i pensieri non posso.
Esco e quei due son sempre lì fuori, mi controllano
Ancora le sigarette ansiose fra le dita
Mi guardano e sorridono
come fossi un bimbo beccato a combinarla grossa.
Ma vai in bagno a fumare?
No, io non fumo.
Ah-lui guarda la donna con occhi ironici e sorriso beffardo-non fuma.
Perché la vediamo andare in bagno e quindi…

E quindi, non è più permesso pisciare, signori?

Immagine

Dei ritorni a casa mi piace quella macchina che mi aspetta.

Sempre lì.

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