I wanna be in a band when I get to heaven

Io soffro di inconcludenza cronica. E questo è un fatto.

Inizio le cose, le lascio a metà, le riprendo dopo tempo, le lascio incompiute.

Ché magari dopo la morte varranno di più e tutti si chiederanno chissà come sarebbe finita.

Soffro anche di curiosità maniacale e quindi, prima di lasciare il piatto mezzo pieno al centro della tavola, io devo assaggiare.

Provare, dovremmo provare, me lo diceva sempre mia mamma da piccola. Prova prima di dire non mi piace.

Prova prima di dire non lo so fare, non voglio farlo.

Non posso.

Poi un giorno è arrivata lei nella mia vita. Nera, lucida. Anzi lui, sì, era un maschio e si chiamava David, come Gilmour. Nero, lucido.

Sei corde. Sei.

Mi piacevano le dita che ci provavano a far nascere il suono

Mi piaceva il suono che ci provava a rapirmi le dita

Era come un passaporto per varcare le frontiere di quel mondo che eri tu.

Era come cercare di imparare la tua lingua

Come tentare di capire dove andavi a finire in quelle ore di non siamo

Come.

Come se a ogni nota sbagliata facessi un passo indietro lontano dal confine

Come se il tempo che rubavo fosse stato tutto perso

Come la scritta io non posso entrare, fissa e luminosa lì fuori dal cuore.

Ho lasciato David nel deserto.

Tra le mani di chi non ha paura di farti entrare nella sua vita.

Per imparare insieme che suono fa.

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