Sì, tutto qui.

Che poi dovrebbero essere successe anche un due-tre cose di quelle che ti sbalzano il cuore per aria in un bungee jumping estremo dalla cima dei vorrei al pavimento sdrucciolevole dei non posso.

E invece, niente.

Qui non si salta. Qui non si vola. Qui non si cade nel vuoto.

Qui si resta in alto, con i piedi inchiodati dai se che vomitano desideri.

Qui.

E cambiano le prospettive quando pensi che le emozioni sian solo processi chimici.

E il cuore a che ci serve ora? A poggiarci su la testa, di notte?

La chimica. Formule numeri reazioni.

Devo aver inventato qualche meccanismo speciale per fermare il processo,

il tastino Stop dell’atarassia.

Perché qui sembra la lotta eterna fra l’olio e l’acqua, e l’olio ogni volta ci si impegna a sfondare le barriere, le molecole, e il muro di idrogeno e l’ossigeno.

Mi serve, l’ossigeno. A respirare si fa fatica.

Oggi, poi, qui dentro. Qui dietro le tendine.

Oggi.

Su questa mia Luna storta in cui non arriva nessuno, per addormentarsi nei crateri.

E l’aria si fa sempre più rarefatta

e il cielo vuole piangere ma implode.

Implode.

Allora il riflesso arroccato sulla polvere del finestrino ti guarda

di sbieco e ti dice e chi se ne frega?

Esatto.

Il fulcro.

Proprio così.

Il motore del mondo.

E chi se ne frega.

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