2001-Odissea nello Spazio, ovvero come Kubrick ha inventato l’Iphone5.

Continuano le mie avventure cinematografiche per cercare di recuperare il contatto con la realtà fantascientifica (quale ossimoro) da cui mi sono tenuta, con ottimi risultati come saprete, alla larga in tutti questi anni. Dice: perché lo stai facendo? Ovvio, per il LOL, what else.

Il film inizia subito con una puntata del National Geographic sulla mediazione dei conflitti nelle società animali, presumo preistoriche (ma chi può dirlo) e, a un certo punto, gli animali partecipano ad una puntata di Ballarò e si azzuffano tutti. Gli scontri non si placano fino a mostrarci, verso il 18°minuto, che anche le scimmie sono un po’ ACAB, confermando pienamente la teoria darwiniana dell’evoluzione.

La bruttezza di questi scimpanzé è uno dei motivi per cui l’evoluzionismo non ha ancora attecchito tra tutti gli umani e, nonostante le mie attuali condizioni estetiche tendenti all’imbruttimento da week end lungo, pure io faccio un po’ fatica a pensare di discendere da tali bestie, al momento.

Cambiamo atmosfera e arriviamo alla vita aerospaziale (del 2001?!) dove le donne hanno evidenti problemi di deambulazione, oltre che di brutte divise e discutibili copricapi. Per non sapere né leggere né scrivere, mi sembra una ricostruzione decisamente attendibile, anche senza tutti quegli effetti speciali di merda (Ciao MATRIX). Finalmente posso cogliere il miliardo circa di citazioni in giro per il mondo sugli oggetti volanti in assenza di gravità (e, siccome sono una di spessore, al momento mi viene in mente solo Homer Simpson che mangia le patatine. SCUSATE).

Arrivati a questo punto, penso che la parte più drammatica di tutto il film sia pensare che Kubrick abbia scelto l’anno 2001 come simbolo di questo futuro lontanissimo e così progredito tecnicamente. FAIL. Dai, amici, non è triste?! Io, ora come ora, avrei fatto 3045 Odissea nello Spazio, ad esempio, ma va bene, Stanley, tranquillo, mica è colpa tua. Perdonaci il ritardo.

Andiamo avanti. Bene. La chiave del film, quindi, è il coso nero che chiameremo più semplicemente “La tavola della legge”, lo stesso che avevano trovato anche le scimmie, quindi probabilmente la mia teoria sulla preistoria potrebbe stare in piedi, considerato che non vedo scimmie in mezzo agli astronauti in queste scene. Immagino che anche voi, mentre gli astronauti si facevano la foto di gruppo davanti alla tavola della legge, stavate aspettando quello che fa finta di spingerla e/o sorreggerla come fosse la torre di Pisa. No, eh? Vabbé.

Guardare gli astronauti mentre pranzano è fondamentale in termini evoluzionistici per farci capire che aver raggiunto un progresso scientifico di tale livello non ti farà comunque smettere di toccare i vassoi appena usciti dal forno a mani nude.

L’angoscia di vivere procurata dagli intermezzi solo buio e musica è qualcosa che “sono ubriaco, sto guidando” seguito da 3 chiamate senza risposta, in confronto, è un unicorno che sputa arcobaleni profumati.

Angoscia che diventa sempre più palpabile quando il Power Ranger giallo trasforma in realtà la mia più grande paura di sempre, ovvero perdermi nello spazio. Non che io bazzichi da quelle parti di solito, ma comunque cazzo ne so, potrebbe capitare un giorno di fare il trasloco definitivo. Come sapete, la Terra sta diventando un posto assai inospitale.

Forse l’assenza di gravità non genera ansia, perché tu c’hai un amico Lost in Space (no, non ho visto manco questo) e non pensi sia necessaria una scatola di Valium per calmarti? BOH. E comunque RIP Trini Kwan, ingiustamente ucciso dal Grande Fratello (sì, secondo me è stato lui perché gli rodeva di essere stato accusato di presunti errori dai due umani. Ecco, l’ho detto).

(Chapeau per Kubrick per aver ricreato “La Pietà” nell’immagine della navicella che abbraccia il corpo morto di Frank Poole.)

Ok, adesso che sono morti quasi tutti, posso dire finalmente che avevo ragione io: è stato il robot, sì, quello sensibile di cui vi parlavo in precedenza, il Grande Fratello, lui. Ovviamente mi sembra chiaro sia stato progettato a immagine e somiglianza di un uomo.

Arriviamo al momento della vendetta: David Bowman uomo coraggio del tipo “io ti ho creato-io ti distruggo” che resetta HAL is the New SPACO BOTILIA AMAZO FAMILIA. Lodevole il robot che canta la filastrocca, segnando la decisiva vittoria dell’uomo sulla tecnica.

Il capitolo “Jupiter and Beyond the Infinite” dimostra palesemente che il film appartiene ai gloriosi anni ‘60, a giudicare dagli effetti LSD da cui è inghiottito il nostro eroico David.

Sempre a proposito di droga, mi sono persa il passaggio in cui il casco di Bowman passa da verde ad arancione, ma se è per questo David è invecchiato di 45 anni in pochi minuti, quindi ok, tutto bene. Forse è quella cosa che prima di morire ti passa tutta la vita davanti, ma al contrario, come Benjamin Button. E quindi abbiamo un Bowman anziano, decrepito, morto e poi feto che guarda da lontano la terra e con quegli occhioni dolcissimi sembra dirle “MAI MAI MAI PIÙ”.

the end

Cose imprescindibili da sapere sulla vita nello spazio:

1.Gli astronauti non sono claustrofobici.

2.Gli astronauti non provano emozioni quando i genitori li chiamano per festeggiare il loro compleanno, anzi proprio fottesega.

3.I robot sono un po’ invadenti, ma hanno un cuore e si preoccupano per te.

4.Puoi vestirti come fossi al MotoGP e nessuno ti dice niente.

5.Si deve fare tutto lentamente, scialla proprio, sembra quasi di stare in Puglia a casa mia.

6.Non ti passa un minuto, è come fare un viaggio senza musica né libri e non puoi manco flirtare con quello seduto di fronte perché sei da solo.

7.Qualsiasi cosa succeda, è sempre colpa di un uomo, non fate incazzare i robot sennò poi non vi fanno ruotare le capsule.

8.Gli astronauti sono finanziati dalla Gillette e hanno tutti la riga al lato, ergo gli astronauti non sono hippy.

9.Se muori nello spazio, poi per mettere l’acqua nel vaso dei fiori è davvero un casino.

Immagine

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9 Pensieri su &Idquo;2001-Odissea nello Spazio, ovvero come Kubrick ha inventato l’Iphone5.

  1. Quando ho capito che stavi stroncando il mio mito, Kubrick, te stavo pe’ venì a mena … poi ho letto il punto 5 ho riso come una pazza la vicina mi ha bussato con la scopa … insomma hai capito.
    Sei un mito (non del tipo de Kubrick).
    P.S. Tu ci perculi. Dillo che sei una nana di 69 anni e i film li hai visti tutti al cinema in prima visione.

  2. Sei da sposare per aver solamente pensato alle foto davanti al monolite nero, a far finta di spingerlo come la torre di Pisa. Che poi per un fan di Kubrick è una blasfemia pari all’emulare il miliziano morente per un fan di Capa.

  3. Pingback: Interstellar: i buchi neri sono bellissimi ma non ci vivrei | QUESTO BLOG NON (R)ESISTE

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