30 secondi prima.

Si aprono le porte automatiche e in pochi minuti ti ritrovi a camminare nel corridoio dell’eterno ricordo, del desiderio barbaro di dimenticare invano. Un corridoio grigio che sembra lungo chilometri di porte chiuse oltre cui trovare ogni va tutto bene mancato, chiavi ben oliate di tranquillizzanti ci sono io. Un corridoio grigio lungo chilometri che vorrei non finissero mai contro un maniglione antipanico pieno di nebbia e alberi spogli che crepano di freddo come Cristi in croce qualunque, come parole prese a pugni nello stomaco che sputano sangue contro le pareti bianche. E cosa ci vedi tu in queste macchie senza senso? Ragni che intrappolano mosche bianche? Draghi che si faranno uccidere da San Giorgio? Bruchi che nessuno mai ha visto divenire farfalle? Galere asfissianti? Uomini fra gli uomini a cui tendere la mano? Cosa ci vedi in tutto quel sangue che ti portano via fuori dalle vene? L’inverno che congela? Io ci vedo la solitudine di un’attesa che non ha mani da stringere che sian più forti della paura. Ci vedo le braccia ancora troppo lontane di una notte che ora non mi raccoglierà come fosse una Madonna scolpita che guarda il figlio rifiutare di portarsi addosso tutto il peso del mondo che non ha mai sognato.

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