Cronache di una serata normaloide.

 Cose che succedevano il 22 gennaio 2011. Quando con gli occhi chiusi provavamo a non aver paura.

Inizia tutto con un cellulare caduto, smontato, rimontato, riacceso che segna le 19. E tu tranquilla, con comodo, ché tanto è presto. E invece poi guardi il piccì e son le 20. E ti sei appena vestita (poco, ma comunque vestita) e il coinquilino torna a casa e sembra sia appena finita l’era glaciale e ti dice di metterti i jeans cheseipazzaaduscircosìconstofreddocane?! E ti metti i jeans. E poi esci, e piove,e poi aspetti il tram. Ovviamente arriva dopo 20 minuti, e in questi 20minuti bestemmi e per il freddo, e per la pioggia e perché ti sei dimenticata il teleobiettivo a casa. Brava Sonia! Applausi. Pubblico in delirio.

Arrivano due inutili 19, e poi un meraviglioso 5 pieno di sguardi indiscreti (di femmine).

15 minuti e son dove dovevo essere. Via Volturno 37. Ex cinema occupato e diventato centro sociale culturale.

Resto in fila per un po’. poi entro, doppia porta, all’ingresso siamo in 4 e si sta stretti. Riesco, non si sa come, a varcar la seconda porta. Mi bloccano dicendo che devo uscire e fare il percorso. Bendano un ragazzo, io non capisco. Ma mi danno una benda e mi dicon che è un percorso sensoriale. Io, che ho già problemi di deambulazione normalmente, già m’immagino Dagher (la mia reflex) in mille pezzi schiantato sul pavimento. Mi bendano,son cieca, ma mi dicon di star tranquilla perché qualcuno verrà a prendermi e a guidarmi. Non mi son mai piaciuti sti giochi in cui bisogna fidarsi degli altri (tipo buttati dal palco che tanto ti prendon le tue amiche sotto! seeeeeeee). Comunque non ho scelta, attendo la mia guida. Son cieca e sento delle mani toccare le mie. Stranissima sensazione, ma quasi piacevole. Il tatto, che figata! Mani continuano a guidarmi, a sfiorarmi, stringermi. Poi mi dan qualcosa che probabilmente era un orsacchiotto di peluche, e poi un altro giocattolo, secondo me un minipony, o un dinosauro, non so, di gomma dura però. Poi musica,un carillon, balliamo. Credo fosse un ragazzo, nel toccarlo per capire gli ho quasi ficcato il dito in un occhio, sorry. Cammino, e non so assolutamente dove sto andando. Solo che c’è qualcuno che mi segue e, senza dir nulla, mi indica dove andare. Sensi, formidabili quando li usi davvero. La cosa più difficile è stata capire la presenza delle scale. Avvertivo vagamente la guida muover le spalle in su o in giù per farmi capire di salire o scendere. Comunque, tardi,ci son riuscita a capire che c’eran. Poi la sensazione orribile di vuoto, una volta fatte le scale, come se camminassi su una trave col nulla intorno. Passi lunghi 10 cm, terrore e buio. Adesso un altro ragazzo, mi passa le dita sulle labbra. Arancia, poi patatine,crackers e cioccolata (come non riconoscerla?!). Olfatto: non ho riconosciuto il coriandolo; d’altronde, che cazzo di odore ha il coriandolo boh.

Una sedia, mi prendon la mano per lasciare che la tocchi e riconosca. Mi siedo un attimo, poi mi rialzo. Ancora cammino, altre scale. Una ragazza ora, è morbida, e profuma di femmina. Mi accompagna a toccar tessuti, poi a sedermi su un divano. Poi lascia che mi alzi e continui a camminare. Da un po’ riesco a far passi vagamente più sicuri. Cammino, ma stavolta nessuno mi sfiora le mani. Continuo a camminare sicura. A un tratto, il vuoto, sto per cadere. E non mi preoccupo del setto nasale né dei denti che mi salteranno nel botto. No cazzo, ho tipo qualcosa che vale quasi tre zeri in borsa! So che sto per schiantarmi al suolo come il più figo dei boeing, quand’ecco che sento, violenta, la presa di una ragazza, tanto forte che riesce a rimettermi in piedi in 2millesimi di secondi netti. Stavo per morire, però l’ho presa bene e ho continuato a camminare. Sentivo solo le mani tremanti della ragazza, che intanto bisbigliava qualcosa alla guida successiva. Che mi porta davanti ad un’altra parete. Mi mette la mano su qualcosa che ho riconosciuto come una lavagna. Tocco anche dei gessetti. Li sento, polverosi, come i ricordi della scuola primaria. Mi sussurra di scrivere il mio nome. Non so per quale motivo, scrivo con le dita. Si sente la polvere e i residui di altre scritte. La ragazza mi prende poi le mani,e le avvicina ai gessi. Capisco che son idiota e che era logico che avrei dovuto scriver coi gessi. Scrivo il mio nome, metto il gessetto a posto. Mi giro. Altre mani, altra pelle, altro viso. Mi toglie la benda. Luce. Mi guardo intorno, e capisco che ho percorso 10 metri in 20 minuti che mi son sembrati 3 km in 12 ore.

Il resto l’ho censurato perché avrei dovuto spiegare cosa significa lasciarsi andare davvero, e continuare a farlo anche dopo aver rischiato di farsi male. Non ho parole oggi. Non voglio farlo.

 

 

 

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3 Pensieri su &Idquo;Cronache di una serata normaloide.

  1. Di sicuro c’è tutto un mondo dietro a questo insolita ma formativa esperienza.

    Voglio dire, tutte queste tue parole possono essere tranquillamente metaforizzate, e forse il non-detto è la chiave di tutto.
    C’è qualcosa che “sottende”*, ecco.

    (* Ho diceso che sottende sarà la mia parola/feticcio per il nuovo anno)

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