Osservazioni su una generazione che m’ha rotto il cazzo.

Lo scrivo tutto d’un fiato perché non voglio correre il rischio di pensarci troppo.

Oggi dovevo fare un corso sulla Cooperazione Internazionale in una prima superiore. Dico beh dai, che bello, una classe di ragazzi che hanno un’età in cui si può discutere anche di grandi temi, in tranquillità, parlare di come percepiscono la loro realtà, il mondo tutto intorno. Insomma, una di quelle cose che poi chiudi la porta e ti senti più ricco perché hai imparato anche tu.Mi sento più ricca infatti, ma tanto anche. Di scoraggiamento. E potrei scrivere uno di quei pipponi sui giovani di oggi a cui non interessa niente, che sono senza ideali, che perdono tempo dietro le cazzate, e stanno troppo sui social network, e non leggono, e non studiano, e a scuola ci vanno perché è obbligatorio, e non pensano ai bambini africani che non ci possono andare ecc ecc. Potrei ma non lo farò perché purtroppo ho questo difetto enorme che si chiama empatia, o comprensione, o capacità di guardare cosa c’è dietro, tipo come col Kinder Cereali. Ed è un difetto, sì, perché a me piacerebbe sparare a zero su tutti, e fermarmi alle apparenze, e fare i confronti da cui ogni volta vien fuori che io sia migliore di un altro preso a caso nel mucchio. E però non è vero, perché oggi pensavo che probabilmente se fossi nata e cresciuta in un altro contesto avrei vissuto in un altro modo anch’io, più leggero, più indifferente, più ignorante se vogliamo. Ma non è vero nemmeno questo, perché se ci penso io e mio fratello siam cresciuti nello stesso ambiente a distanza di 3 anni e non è che sia cambiato così tanto in 3 anni, ma lui mica è come me, è diverso, è l’opposto, è tutto quello che culturalmente mi fa rizzare i peli anche dopo la ceretta. I ragazzi di oggi non studiano geografia, e manco gliene frega di sapere da dove viene la loro compagna di classe rumena, a che ci serve? Il problema è che se non c’è un’utilità le cose non ci interessano. A che mi serve farmi due coglioni per studiare capitoli immensi di Storia? Ad esempio io in matematica sono una sega perché a me “a cosa serve” non me l’ha mai spiegato nessuno, e quando dicevo “come si arriva a questa cosa?” il prof mi rispondeva “è una regola”. E allora dicevo ok, che me ne frega delle regole, dei dogmi matematici ché sicuramente io la spesa la faccio uguale senza farmi fregare sul resto. E il riassunto è questo. Nessuno ce lo spiega a cosa ci serve studiare, a cosa serve la cultura, a cosa serve costruirsi faticosamente una personalità che ci distingua fra sette miliardi. Non ce lo spiegano e allora ci convinciamo che non ci serva. Ché tanto è meglio non saperle certe cose, si crepa più rilassati nei nostri piccoli mondi chiusi. Quando lavori coi bambini glielo devi spiegare sempre il perché, per qualsiasi cosa, perché loro non le fanno le cose perché sono obbligati, loro non sanno nemmeno cosa sia l’obbligo, non ti ascoltano, non partecipano, gli devi dire il perché per farli collaborare. La fase dei Perché? la conosciamo tutti e scleriamo perché è un continuo di domande a cui rispondere ci annoia molto spesso. Non c’è sempre un perché, diciamo ogni tanto. E invece c’è, un perché c’è sempre, bisogna scavare a volte, ma si trova e magari non ci piace. Tipo questi giorni mi chiedevo perché persone adulte che hanno/si vantano di avere un livello culturale medio-alto debbano prendersi gioco dei ragazzini provandone anche un perverso e stolto piacere? Perché? E ci ho provato anche ad elencare le risposte e ce ne sono così tante da far schifo e fra tutte le risposte, sinceramente, “è divertente” non mi ha convinto affatto. Perché non capisco cosa ci sia di divertente nel prendere per il culo un ragazzino con 10 anni in meno di noi per uscirne sapientoni e far vedere quanto si è intelligenti. Questo fenomeno dei cosiddetti “bimbiminkia” io lo trovo spaventoso (sociologicamente) e giuro che non mi fa ridere affatto il bisogno di un adolescente di diventare un clone di altre migliaia di adolescenti che riducono il senso di appartanenza e di comunità all’adorazione di un idolo(attore o cantante che sia). A me non fa ridere che un adolescente per sentirsi accettato debba rinunciare a costruirsi una personalità propria per seguire modelli confezionati ad hoc da una società in cui non siamo più uomini ma consumatori. A me non fa ridere il senso di solitudine che deve sentire una persona che si lascia inghiottire nelle dinamiche del gregge, perché se fosse un branco almeno avrebbe quel briciolo di aggressività reattiva che io non vedo nemmeno sforzandomi. Io quando vedo giovani sedicenti acculturati insultare e ridere di questi ragazzini provo solo un enorme senso di tristezza per una generazione che non vuole capire, che si trincera dietro la cultura come giustificazione all’insulto invece di rendersi conto che la cultura senza umanità non serve davvero a un cazzo.

Avrei anche molte altre parole, ma per oggi direi che basta. Se volete, poi, vi spiego il perché.

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19 Pensieri su &Idquo;Osservazioni su una generazione che m’ha rotto il cazzo.

  1. Ecco. Hai presente quei ragionamenti che fai, quelle idee che hai dentro di te, ma quando tenti di spiegarti ti prendono per rincoglionita buonista, priva della maturità necessaria per criticare i giovani, che invece DEVONO essere giudicati, criticati e condannati? Ecco, io vorrei avere avuto il dono che hai tu, di mettere in fila idee, sensazioni e ragionamenti per ottenere un discorso come il tuo. Un discorso in grado di spiegare esattamente quello che penso anche io.
    Non dimentichiamoci che siamo in mano ad una classe politica che NON vuole svecchiare la scuola, renderla più efficace e moderna, NON vuole che i giovani crescano consapevoli e ricchi di idee e di nozioni in grado di capire il mondo intorno a loro. Troppo rischioso. Vogliono generazioni anestetizzate e rassegnate, convinte che questa Italia sia la sola Italia possibile. E ne siamo tutti complici e tutti colpevoli… Brava.
    Luci

  2. Permettimi di guardardi negli occhi, quei tuoi occhi scuri, permettimi di fissarli per un po’. Lasciami guardare gli occhi di una donna , di una ragazza che mi ha fatto star male. Hai ragione, hai ragione ad arrabbiarti. Sei sulla giusta strada per diventare una persona che lascerà il segno in questo mondo. Brava, scrivi sempre con la pancia che di cuore e cervello ne hai quanto ne vuoi. Già, star male perchè? Perchè tu alla tua età hai capito tutto, io non ci ero ancora arrivato, ma perchè io ho sempre incontrato chi mi sbatteva in faccia la sua cultura e mi faceva capire che anche studiando io non sarei mai stato così. Ora, tu in poche righe, mi hai illuminato una parte scura della mia vita, un periodo che avevo rimosso perchè mi dava disagio. Grazie cara, grazie davvero.

  3. Facevo le tue stesse riflessioni giorni fa, seppure partendo da basi diverse e arrivandoci in modo diverso. Bel post, ci rifletterò ancora su 😉 Un abbraccio forte forte, a te ancora capace di essere empatica a questo mondo!

  4. […]che si trincera dietro la cultura come giustificazione all’insulto invece di rendersi conto che la cultura senza umanità non serve davvero a un cazzo […]

    E’ vero.
    Mi viene in mente Don Milani e questa frase in una scuola cubana:
    ” Yo escribo porqué me gusta estudiar.

    El nino que non estudia no es buen

    revolucionario “.

  5. Ammiro la tua capacita’ e la tua pazienza nel trovare una ”giustificazione”.

    Negli ultimi due anni ho avuto esperinze con ragazzi non piu’ adolescenti ( cioe’, teoricamente a vent’anni non dovresti piu’ esserlo) che sono il prodotto di una cultura che non c’e’ , ma che pretenderebbero l’apertura facile al mondo del lavoro. O alla vita in genere.

    Non chiedono, non si fanno domande, non hanno ”fame”.
    E credo tu abbia centrato perfettamente il problema: non reputano tutto questo importante, si lasciano vivere e basta.

    Questo e’ spaventoso. Ma io provo una rabbia ed un senso di impotenza che non so descriverli. Non sono capace di giustificarli perche’ non hanno voglia.

    E la voglia non si impara da nessuno. La voglia ti cresce nello stomaco.

  6. Io penso solo che il mondo intorno abbia un peso molto importante su quello che siamo e che diventiamo. Per cambiare direzione rispetto a quello che viene imposto dalla cultura dominante c’è bisogno di grande forza d’animo, equilibrio, e volontà, e purtroppo non ce l’hanno tutti. Bisogna valutare un insieme di variabili a cui ognuno risponde secondo indole. Poi il ragionamento è chiaramente molto ampio, e sarebbe riduttivo sintetizzarlo in un post come il mio.

  7. Non so se lo sai, di solito non parlo d’altro, ma faccio l’educatrice, anche se non mi piace molto il termine, per hobby, e l’allenatrice, anche questo per hobby, quindi ho a che fare tutti i giorni a tutte le ore con creature che vanno dai 13 ai 18 anni.

    Provo a fare quello che hai provato a fare tu, ma con continuità. Seguendo i ragazzi per anni e con una certa costanza. E’ una cosa bellissima. Una delle cose che più mi piace della mia vita. La cosa che più mi tormenta. E più mi lacera perché vedo quello che hai visto tu: indifferenza, non so, non sono ancora in grado di definirla.

    A volte quando vedo i miei ragazzi mi prende il terrore di fronte alla responsabilità alla quale mi richiamano. Io li vedo tutti i giorni, ho rapporti personali intimi di scambio (anche alle pari, con qualcuno, i più, a pensarci bene) e so in quale condizione di profonda e incredibile solitudine vivano, quanto siano disorientati e spaventati, spesso tristi, inteso come tristi tristi, spesso senza speranza, spesso senza passioni, senza curiosità, senza niente. Talvolta ho la sensazione di parlare con delle anime già morte, ma è una sensazione che ho anche con gli adulti.

    E’ incredibile quanto siano poco curiosi e chiusi, e quanto in realtà conoscano ( nel senso di facciano esperienza) solo della propria vita. E’ incredibile anche quanto siano non siano capaci di costruire relazioni, di mettersi in gioco, di donarsi. E quanto, proprio nell’aspetto emotivo che è quello che più interessa loro, siano emulatori svuotati di dinamiche “adultesche” tristi, ma tristi tristi.

    Non è un problema di generazione, quanto ho detto sopra credo di poterlo estendere senza dubbio alla mia di generazione, che è anche la tua, e a quella prima, che mi pare ancora più triste. Non è un fenomeno nuovo quello del non avere un’identità e apiccicarsene una addosso, è più facile così, dico un’ovvietà. I ragazzi non sono abbastanza furbi da poterlo nascondere, ma imparano abbastanza presto, come abbiamo fatto tutti noi.

    La cosa bellissima dei ragazzi è che sono in ricerca, e nonostante tutto se trovi le corde giuste riesci ad entrare e cercare di parlare e tirare fuori, che è il vero significato di educare, non hanno ancora categorizzato tuttotutto e non sono ancora del tutto terrorizzati.

    Gli adulti, i medio colti di cui parli tu, di solito di fronte a questa richiesta di aiuto, fanno finta di niente, forse perché incapaci, forse perché mica basta sapere delle cose, forse perché già morti da un pezzo, o forse solo perché è più facile prendere per il culo che farsi prendere in giro da 13enni che ti guardano come se tu fossi venuto da un altro pianeta. E’ più facile.

    Io credo che l’atto veramente rivoluzionario, di cui noi potremmo essere capaci, è essere lì, dove non c’è nessuno, dove si è in balia di se stessi e del mondo, nelle scuole, nei campi da calcio, nelle palestre, nei social, ovunque a dire che “ok. Non è niente. Parliamone, ma tu non diventare un automa come tutto ciò che ti circonda”.

  8. La penso esattamente come te. Ho sempre lavorato con gli adolescenti fino a quest’anno che invece mi sono immersa negli under 9 ed è un mondo totalmente diverso perché i piccoli sono ancora curiosi e sono capaci di divertirsi con niente ed è bellissimo. La generazione che mi ha rotto non è quella dei “giovani d’oggi” che sembrano stanchi e svogliati e demotivati e vuoti, ma quella appunto di chi si sente in diritto di giudicarli e insultarli invece di comprenderli. Quella di chi non capisce che è anche un po’ responsabile della società che questi ragazzini si ritrovano, perché tanto non se ne rende conto, come non se n’è mai reso conto credo. Non so, è che “la mia generazione ha perso” è sempre troppo attuale, è che sono costretta a rendermi conto ogni giorno di quanto disinteresse ci sia e quanto invece grande possa essere, dall’altra parte, la volontà di cambiamento. Il rapporto mi sembra sempre troppo impari, ogni tanto mi stanco perché la storia della goccia nel mare non mi sembra molto convincente. Ci posso solo provare, ma penso tu sappia bene quanto sarebbe più gratificante sapere che lo sforzo non sia vano del tutto. 🙂

  9. Provo a provocare. Forse c’è uno scopo? Un tentativo di modificare il comportamento dei “bimbiminkia” attraverso l’irrisione. L’irrisione è più potente del ragionamento, diceva De Sade. Forse ogni generazione, sapendo di dover convivere con le altre, cerca di modificarne i comportamenti. Lo fanno i più giovani coi più vecchi e i più vecchi coi più giovani.
    O forse non è una questione di generazioni ma di caratteri. Io, che sono di carattere ironico e pacato, nel mio cuore mi irrito abbastanza quando vedo al gente idolatrare in maniera sproporzionata un cantante o un calciatore. Mi sembra qualcosa che succhia la vita alla gente. Forse c’è gente che prova sentimenti simili ai miei e li canalizza in modo diverso.
    Essendo le tre di notte, spero di non aver scritto troppe fesserie 🙂

    • Se lo scopo è questo, penso ci si possa arrivare anche solo “punzecchiando” senza arrivare a insultare qualcuno, di cui tra l’altro non si conosce nulla. Non so, mi sembra esagerato, magari sto diventando una bacchettona io, ma lavorando nelle scuole penso di riuscire a osservare la realtà da un punto di vista un po’ più “interno”. Giudicare e prendere in giro gli altri è facilissimo, mettersi nei loro panni e magari aiutarli a migliorare è un’altra cosa.

      • Nei rappori umani aspetti di comprensione reciproca e di lotta si mescolano e non è facile trovare il giusto dosaggio. Sto cercando di comprendere anche coloro che non comprendono (e non si sentono compresi). Quante volte mi è capitato di vedere reazioni ostili dalla generazione dei miei genitori, che non capiva la mia? Avevano sempre e solo torto? Era, almeno in parte, un meccanismo inevitabile che non è colpa di nessuno?

  10. Condivido ciò che hai scritto e mi piace come lo hai scritto, di pancia. Non amo generalizzare, cerco di cascarci il meno possibile, ma posso capire benissimo la tua sensazione di sconforto e timore.
    Fai un salto sul mio blog, se ti va.

  11. Questo post è lodevole per la sua sincerità e la sua volontà propositiva di uscire dalla contrapposizione generazionale dura e pura che serve solo a creare estremismi ed a fossilizzare l’intera società in un ping pong di accuse e di insulti reciproci assolutamente sterile ed improduttivo.
    Volevo poi sottolineare come, alla base di tutto, ci sia un atteggiamento sbagliato: la generalizzazione! Non si può condannare o giudicare globalmente una generazione, poiché già essa stessa è un concetto molto incerto e labile: quando ne inizia una e ne termina un’altra? E quanti anni dura? Poi, comunque, si perde di vista il valore dell’individualità e delle differenze tra le singole persone, finendo quindi, per eterogenesi dei fini, a massificare ed omologare quando si critica la massificazione e l’omologazione altrui.
    Comunque complimenti a te per la tensione morale di questo post ed, evidentemente, della tua attività nelle scuole, e per la tua genuina indignazione dinanzi alla politica della reciproca esclusione!

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