Il bacio di Giuda.

Quel giorno mi hanno insegnato che i miei problemi non valgono niente e devo tenerli per me. Che a lavoro, nei luoghi pubblici, va bene solo mostrare le emozioni positive e il resto, sarà che non sappiamo gestirlo o che ci fa paura, meglio lasciarlo a casa e riprenderlo a sera magari. Quel giorno è stato il più lungo della mia vita. Ero una bomba pronta ad esplodere e a distruggere mondi interi e che in tre secondi è stata disinnescata. Una bomba frustrata. L’ho ingoiata, poi, la bomba. Cannibalismi ad alta digeribilità. Il processo digestivo delle emozioni è come quello dei pitoni, che a volte ci vogliono mesi e intanto ti resta tutto aggrovigliato nell’intestino e non ti esce dagli occhi o dalle parole. I pitoni mentre digeriscono sono molto vulnerabili e devono restare immobili. Tu no, tu sei solo fragile e intanto ti esponi al mondo, alla stanchezza, alla rabbia degli altri, alle domande a cui non vuoi rispondere, ai “mi manchi” che non hanno senso se non seguiti da “come stai?”, ai “mi manchi” che non hanno senso e basta e ti hanno anche rotto il cazzo, ma non lo dici perché la digestione è più importante, e i problemi degli altri sono più importanti. E poi ci sono i pitoni. I pitoni che rigurgitano in caso di pericolo, e interrompono la digestione pur di salvarsi. Rinunciare a mesi di elaborazione, a prede sicure, ricominciare da zero. Vomitare. Perché i pitoni vogliono solo vivere. E quell’immobilità forse è come una maschera, un facciamo finta di. Facciamo finta di non esistere per un attimo, lasciamo le emozioni da parte e digeriamole. Nascondiamo i sentimenti in qualche tana buia ché nessuno li veda e se ne appropri, o preoccupi o insomma se ne curi senza capire. Mettiamoci la maschera e non tiriamola mai via finché non sia affatto più chiaro il confine tra la pelle e ciò che la nasconde. La prassi quotidiana. Il dissimulare come cardine delle relazioni interpersonali. E finisce che poi è anche colpa mia, e invece io assecondo solo l’indifferenza di chi non ti chiede mai niente e resta immobile nel suo pianeta egocentrico stordito dall’eco del proprio sentire. Io ormai non scrivo neanche più, il resto non lo so dire. Non sono brava a metabolizzare, non so più piangere né rielaborare. Io digerisco e basta. E resto immobile.

 

 

 

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4 Pensieri su &Idquo;Il bacio di Giuda.

  1. Inizio a leggerti con questo post per cui sarebbe prematuro definirlo come il più bello, ma di certo lo trovo molto vicino a me.
    Comunque non smettere di scrivere mai, chi sa farlo possiede un dono inestimabile, e tu ce l’hai.

    • L’unico dono secondo me è solo quello di riuscire a trasformare le parole in specchi in cui possano guardarsi tutti. Se ogni tanto ci riesco ne sono contenta, al di là di tutti i motivi per cui si scrive. Grazie.

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