L’altra.

 

Io dico “non importa” fino a quando mi suona convincente. Poi sto meglio.

Oppure esplodo. E poi sto meglio.

Sto sempre meglio, dicevo. O diceva. L’altra voce, quella che fa sempre le cose giuste, nei momenti giusti. Quella che parla poco. Quella che sta meglio. Sta sempre meglio.

Io non so aspettare e ho imparato la pazienza da un po’. Una lezione sconvolgente e adesso a volte è come la roccia nel letto del torrente che l’acqua scorre impetuosa e la roccia non si muove di un millimetro. L’altra voce è la roccia, quella che parla poco e non si muove di un millimetro. Quella che sta sempre meglio.

E poi c’è l’acqua che scorre tutta intorno, che ti travolge di parole e vorrei e avresti potuto e mani che afferrano le carni e notti insonni e giornate tutte uguali che non tramontano. L’acqua e tu che cerchi di annaspare verso quella roccia che non si muove di un millimetro e ti manca la terra sotto i piedi. E cerchi ancora. Cerchi senza sosta. Cerchi nell’acqua.

E poi un altro “non importa” fino a convincerti fino a esplodere.

Poi sto meglio. Sto sempre meglio.

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