D’un fiato.

 

Sono diventata bravissima a censurarmi. Adesso è quasi una castrazione emotiva. Con una precisione chirurgica maniacale. Avrei tantissime cose da dire che non dico e butto giù intere, come quando mangio gli spaghetti ché mica li mastico se non ho tempo ma a volte anche se ne ho. E poi succede che ho paura di strozzarmi, ma ingoio lo stesso. Ho nello stomaco un albero gigante e tenace, una quercia di parole non dette attorcigliate come spaghetti e perfette. Perfette come perché hai dovuto rovinare tutto il niente che avevamo? Queste le ho ingoiate davvero in fretta. Senza respirare. Perfette come vieni da me? Sì. Ché io faccio sempre i primi passi e poi mi chiedo ne vale la pena? Sì. E continuo a camminare verso. E poi i secondi e i terzi passi che sono i più difficili perché 3 è il numero perfetto e se sbagli poi devi tornare indietro. Dal via, ma senza girarti mai. Mi amputo e torno indietro, e i passi verso diventano passi contro. Contro te, contro me. Io cancello. Sono diventata bravissima anche a cancellare con le domande che son sempre le stesse. Ne vale la pena? No. E cancello e torno indietro senza girarmi mai. I problemi sono i sì: io dei sì mi convinco e cammino finché non ho ragione o finché non arrivi tu e mi costruisci un muro altissimo e forte, tipo la mia quercia ma senza le radici. E il muro dice proprio no, non vale la pena e allora girati e torna indietro dopo tutti questi cento o mille passi verso. Per me l’orgoglio non esiste, è un sapore che non mi piace come l’amarena. L’orgoglio mi fa vomitare, come l’amarena. Io cammino, faccio i primi passi e i secondi e poi i terzi, e intanto taglio tutte le parole, tolgo tutte le emozioni al cammino solitario. È come una ricerca e allora bisogna stare attenti e quindi zitti e andare. Andare verso e trovare il sì. Ne vale la pena? E io che ne so. Se non cammino che ne so? Se non mi costruisci il muro che ne so? È tardi o molto presto, che ne so. La cosa che so fare peggio è aspettare. Perciò non arrivo mai in anticipo e sbaglio sempre i tempi agli appuntamenti, ai sentimenti, ai momenti giusti in cui dire fare baciare. Io che ne so. Ho una quercia di parole non dette attorcigliate nello stomaco e centinaia di chilometri da fare verso. O contro. Ne vale la pena? Sì.

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11 Pensieri su &Idquo;D’un fiato.

  1. Sono troppo melenso se dico che dopo acer letto questo post, oltre ad una condivisione profonda, ho voglia di abbracciarti? 🙂

  2. Mentre ancora leggevo, ho pensato “caspita, se è bella”. Volevo scriverlo, ma qualcuno mi ha anticipata: quindi sei bella davvero, non è stata solo mia impressione.

    Alle volte mi ricordi il mio ex. Perché quando scrivi esce quella parte che rapisce e ti fa dire “oddio, portami con te in tutto questo denso che non so cosa sia”.

    Sai, io credo di essere stata il muro. E lui quei due, tre passi avanti e i mille indietro. E poi ancora, di continuo. Tra l’avanti e il contro, il muro – insicurezza pura – non faceva che innalzarsi. Un cane che si mordeva la coda, in pratica. Ma era di carta velina, il muro, giuro. Sarebbe bastato soffiarci contro.

    Scusa se ti ho imbrattato i commenti in modo prolisso, ma tu e la città in cui vivi siete come una finestra aperta, per me. Siete evocazione pura.

    Non smettere mai di scrivere.

    • Ti capisco bene, io a volte sono muri altissimi e a volte passi lunghissimi. Dovrei trovare un equilibrio prima o poi. O convincermi che valga la pena fermarmi e smettere di difendermi.
      Quale città? Modena? L’ho appena lasciata, vale lo stesso la finestra? :*
      Grazie.

      • Si’, Modena 🙂
        Il mio cuore e’ rimasto li’, tra le case coi tetti spioventi e i laghetti dei parchi. Dovro’ trovare il coraggio di tornare, se non vorro’ impazzire del tutto.

        La finestra vale sempre, si’… Ci mancherebbe altro! 😉

  3. D’un fiato ho letto il pezzo. D’un fiato ti dico: quando-scrivi-qua-la-maschera-che-indossi-con-i-Paperi-cade. Viene fuori, dunque, una creatura bellissima, le cui parole provocano una valanga di sensazioni agrodolci che mi lasciano in apnea durante qualche istante. Mi è piaciuto un sacco. Davvero tanto.

    • Ti ringrazio davvero.
      Ma quella dei Paperi non è una affatto una maschera, sono sempre io, ma in relazione a fatti esterni che non mi riguardano intimamente. 🙂
      grazie ancora

  4. ho letto come mitragliatrice e non ho il fiatone perché tuttodunfiato così per me è rock e benzina a fiotti giù nel carburatore, ora mi fermo. Non ne lascerò più uno, m’impongo questa contrizione.

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