Odio le metafore.

 

Ho questo problema qui:

a volte (spesso, vorrei dire sempre ma rischierei di sembrare drastica) guardo le vetrine e capita che io mi innamori di un vestito o di una gonna o di un paio di scarpe o di chissà quale altra cosa di cui ho un necessario bisogno.

Capita, ancora più spesso (quindi ancora più sempre, se il più sempre esiste) che io dica “ok, lo compro un’altra volta”.

Mia madre mi dice sempre che quando vedo qualcosa che mi piace -lì in vetrina fermo e solo, che sembra sull’etichetta ci sia stampato il mio nome in rosso, col font gigante per non sbagliare- io devo entrare subito in negozio, senza esitare, dire ai commessi “lo voglio”, provarlo, sapere che è mio, comprarlo e tornare a casa. Felice. E poi però lei aggiunge “certo, se hai la possibilità”.

Ecco, questo “se hai la possibilità” probabilmente l’ho sempre preso un po’ troppo alla lettera. Ho sempre fatto una scala di priorità in cui quel vestito da necessario diventava superfluo e quasi irrilevante.

Però era bellissimo, me lo ricordo. Con la gonna a tubino longuette che credo mi stia malissimo per via dei miei polpacci grossi. Ma, nonostante tutto, io lo desideravo, cosa posso farci? L’avevo visto in vetrina e mi faceva sorridere immaginarmelo addosso.

Io dico sempre “lo compro domani”, poi succede sempre che domani lo ha già comprato qualcun altro, che magari ha delle gambe bellissime e questa cosa mi farà sentire ancora più inadeguata.

Il fatto è che se vuoi qualcosa e la vuoi davvero devi andare a prendertela subito, perché i vestiti non ti aspettano lì fermi e soli nei manichini freddissimi e bianchissimi.

Non desidero qualcosa fortissimo da un po’, tuttavia anche il contrario non succede da tempo. Non mi ricordo.

Gli anni spesi a non aver bisogno mi hanno rubato persino la necessità di desiderare. Ché io desiderare lo adoravo perché il desiderio è piacere puro, non è come il bisogno che ti fotte, il bastardo.

Finisce che resto sempre bloccata a metà tra questa urgenza dell’oggi e questo inevitabile lo compro domani, lo faccio domani, ti amo domani.

Finisce sempre che resto con decine di vestitini longuette mai provati, mai comprati, mai indossati per primi appuntamenti imbarazzanti conclusi nei parcheggi in periferia.

Finisce sempre che non inizia mai nulla.

E poi il nulla lo finisco domani.

 

 

 

 

 

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