Lui.

 

Io non so fermarmi. Se mi fermo sono finita, mi blocco, non respiro più, le gambe mi diventano di marmo. Marmo nero, quello con le venature colorate e meravigliose. Gelido.

Le pause si trasformano in Medusa, ché se mi volto mi pietrificano. Io so solo scappare. Andarmene via lontanissimo.

Sto bene scappo, sto male scappo,  è troppo bello, non lo è, potrebbe esserlo. Scappo. Me ne vado, ciao.

Che importa.

Lui.

Mi guarda con quegli occhi scuri e io sorrido e poi mi giro e mi nascondo tra i capelli. Che avrei preferito nascondermi tra i suoi ma poi forse è meglio continuare a ridere e uscire a fumare. Una due tre quattro cinque. Accarezzargli la barba temendo un no. Era morbida.

Che importa.

Lui.

Vivo le cose come piccole splendide e brevi ossessioni, non parlerei d’altro, non penserei altro, non amerei altro (se solo riuscissi), non scoperei altro. “Poi ci pisceresti sopra”, mi han detto. Ci piscerei su come quando sei troppo ubriaco e triste e non ti interessa. Non mi interessa.

Io non sento niente.

Io sento solo il bisogno di fare le valigie e chiudere la porta di casa e poi andarmene via. Tornare poi, da altri occhi, da altri capelli, da altre mani grandi, da quelle vene sulle braccia. Da me, prima o poi. Vomitare, sai? Fino a quando diventi vuoto dentro. Il vuoto cosmico che non ti fa più dire niente. Desiderare niente. Come quando ormai sei sazio. Sazio di niente.

Apro parentesi. Io non so finire un discorso senza introdurne altri dieci ma so chiudere mille parentesi che non ho mai aperto.

Che importa.

Lui.

Gli occhi fissi sui miei, sulle mie dita nervose che arricciano capelli di bile nera. Sa tutto, sa che accenderò almeno altre 3 sigarette fingendo indifferenza e poi mi alzerò e camminerò per la stanza parlando senza sosta pur di non fermarmi e diventare di pietra.

Arrossire, forse. Non parla, raccontami di te dice. Cosa hai fatto in tutto questo tempo dove sei stata ti sei fermata?

Io non posso fermarmi. Ho paura, ha detto. Se mi fermo è finita.

Ma che importa. Cosa ti importa?

Le mani tra i capelli, gli occhi fissi sul mascara che cola. Allergia, giuro. I pollini, sai la primavera, il fieno.

La fiele.

Che importa.

Le sigarette ingoiate in fretta, il fumo tra le ciglia, gli occhi fissi sugli occhi che non ti guardano.

Lui.

Che importa.

Io so solo scappare. Andarmene via lontanissimo.

A te non importa. A me non importa.

Scappiamo.

Io mi sorvolo.

Che importa.

 

 

 

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