Life happens

 

 

 

Non ho deciso. Mi è successo. La vita accade e basta. Ti sembra di scegliere e lei ti ha già costretto prima. Costretto, come i polmoni quando fai fatica a respirare. Costretto come quando finisce tutto e vorresti continuare a giocare. Nessun gettone nessun livello da superare. Game over e torni a casa. Game over e inizi un altro gioco senza sapere come sarebbe andata, se avresti vinto o saresti morto in qualche combattimento all’ultimo sangue. Il silenzio all’improvviso e tu che non capisci ma nemmeno chiedi più il perché. Chiarirsi è sfiancante. Le cose accadono e basta e non si sa come si inizi tantomeno come si interrompa tutto. Tutto è prassi e io non mi abituo mai. Non alle cose non alle persone non a te che dici “Fidati – abituati a qualcuno che si preoccupi per te”. No ho detto. Rispondo spesso no. Io non mi abituo mai, non mi abituo nemmeno alle mie difficoltà, alle mie incapacità, ai miei non lasciarmi andare, alle mie porte blindate, alle mie vie di fuga lontane chilometri. Tutti gli occhi sono sinceri e tutti gli occhi ingannano. Ho risposto no. Avevo ragione io. Vorrei avere ragione più spesso. Come quando sento che è sbagliato o temporaneo o effimero o lesivo e ci annego uguale perché questo vivere in apnea in fondo mi è indispensabile.

Non posso programmare niente perché a un tratto salta tutto e mi ritrovo a raccogliere le belle speranze mai avute, i progetti mai fatti, i pochi secondi in cui mi son fermata a immaginare i vestiti negli armadi, le spezie sulla mensola in cucina, i cuscini sul divano, tu nel mio letto disfatto, la lampada rossa, il gatto sulla finestra.

Vorrei andare al cinema o aspettare che mi porti a qualche mostra d’arte contemporanea per far finta di non capirci niente.

Vorrei vomitare.

O ascoltare gli At The Gates e pensare a tutto il desiderio e poi invece al coraggio che non avevi per baciarmi in mezzo a tutta quella gente.

Fingere che mi manchi. Fingere che mi manchi qualcosa. Qualcuno.

Fingere e pensare a cose che non succedono.

 

 

E poi a tutta la felicità che non ci daremo mai.

 

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8 Pensieri su &Idquo;Life happens

  1. la sensazione di leggere cose che ti riguardano, la sensazione quasi di sentirsi meno soli, a volte si condivide uno stato d’animo o un essere che in qualche modo appartiene al mondo e in un certo senso anche a te stesso.

  2. Quando ho cominciato a leggere le tue prime parole mi sono detto che il pericolo era dietro l’angolo. E invece già lo stavo correndo. Quello di volerne leggere ancora, come droga dura che sale ti sballa ti sveglia il cervello o le pagine che leggi, chiudi il libro, non ti addormenti e allora continui. Ora non andrò fino allo sfinimento, ne leggo ancora uno o due, tre al massimo. Mi rimangono poche sigarette, parecchie ore davanti, cose che vorrei fare e ne leggo due o tre. Non di più.

    • Dovrei dirti qualcosa tipo chiudi la pagina e concentrati sulle tue cose, sulla tua notte, e invece credo mi piaccia in fondo l’idea di rubarti il tempo. Intanto, non ci crederai, ma ti leggevo anch’io.

      • Rubare il tempo, spendere il tempo, buttarlo via oppure sentire che accellera che manca poco e tanto poi ci ricaschi, o almeno, io ci ricasco. Non mi piace che mi si rubino le cose ma il tempo è altro e se ti piace rubarmelo così allora è quasi meglio, se me lo dici ti credo e faccio a cazzotti con l’ego e il sentirmi lusingato, uno in pancia e l’altro sul naso e un colpo alla gola. Se me lo dici, così è. E poi mi sono ributtato in questa cosa dell’italiano, ma quella è meno evidente. Aprirò la porta forse, anzi è già aperta. Avevo detto due o tre. Quattro. Una sigaretta, ma prima acqua che non tutto diventa meno importante. E’ che voglio capire quale sostanza ci sia nelle tue parole, poi andrà meglio. Una volta capita, gestisco la mia addizione. Almeno penso e poi non dovrei lasciare di questi commenti che poi mi pento e stanno lì. Ma tanto è andata e dunque la faccio andare. Accidenti a te o meglio al tuo blog.

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