E il treno poi m’è venuto addosso sul serio

 

Un lustro a evitare di prendere quel trenino e poi un giorno lo prendi senza pensarci e gli altri giorni anche e però oggi poi ci son salita e ci ho pensato. Magari avrei potuto anche perdere la vita quel giorno, incastrata nel tram col muso del trenino in faccia e i pezzi di vetro ovunque. Come la scena di quando i Lumière hanno inventato la profondità al cinema e il treno arriva a La Ciotat ma più come in Superfantozzi, che il treno poi mi è venuto addosso sul serio. Pochi secondi. Stavo ascoltando i Radiohead totalmente alienata dopo l’esame di Igiene e Medicina Preventiva. Ho preso 27. Il prof più cattivo di tutti. Era gennaio ed ero felice. Pochi secondi, guardavo fuori dal finestrino e poi SBAM, il tram a metà, il trenino in faccia, le mie costole contro i maniglioni e due signore sulle mie ginocchia. Il panico completo e le urla e i Radiohead e il fischio continuo del tram e le porte bloccate. Prendo il telefono e sento solo voci che mi rispondono sto lavorando sono troppo distante non posso a dopo e io non riesco a respirare e ho i lividi dappertutto sulle gambe sullo stomaco sul cuore. ho i lividi nel cuore e  tu mi hai detto sto lavorando. Un paese di disoccupati e quando hai bisogno sono tutti a lavoro, nessuno che ti dica aspettami prendo un permesso vaffanculo il lavoro che mica sto inventando la cura per l’AIDS. Sono a lavoro mi hai detto e io avevo male ovunque e le costole a pezzi e i lividi nel cuore. Sono uscita dal tram e non sapevo dove andare e mi son messa a camminare nella confusione tra i pompieri e le ambulanze, sono a lavoro non posso mi hai detto, e i lividi fanno piangere e poi ti prende un poliziotto dopo chilometri e ti porta al pronto soccorso, stai bene m’ha chiesto, no che non sto bene non li vedi questi lividi dentro la carne? Non gliel’ho detto ché non potevo parlare, non potevo respirare. Fa male respirare talvolta, quel giorno faceva malissimo. Quel giorno faceva piangere, non posso hai detto, non potevo respirare. Avrei potuto perdere la vita quel giorno e tu sto lavorando mi hai detto.

E oggi sul trenino c’ero solo io e poi un cestino di ciliegie che un ragazzo ha dato a una biondina sorridente forse la sua ragazza forse sua sorella che importa. E sembrava uno di quei gesti bellissimi che hanno lo stesso odore dell’amore e ho pensato a mia madre che guarda la pubblicità e mi chiede così fate l’amore adesso? contando i giorni di fertilità? e io ho solo sorriso e non ho risposto. Ché avrei detto no, adesso non facciamo l’amore così, adesso facciamo sesso, adesso scopiamo e non ci importa della fertilità, non ci importa di niente. Ci mettiamo i preservativi che non ci fanno sentire quasi nulla, con la carne che è solo carne e siamo sterili fin dentro il cuore che è pieno di lividi. No, non facciamo l’amore così. E siamo sterili e aridi, e sembra il deserto e mi mancano l’acqua e l’aria e voglio respirare. Respirare e fare l’amore perché nemmeno me lo ricordo più come si fa quando t’importa, quando ti ricordi a memoria tutte le vene delle braccia e tutte quelle sfumature negli occhi che cambiano con il cielo. Me lo ricordo com’era, era meraviglioso come il deserto che ti fa pure paura di notte, e mi manca. Mi manca, a me, il deserto.

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