qui nello sterno

Per esempio ieri ho detto oggi preparo il pane, così lo lascio lievitare tutta la notte e domani lo inforno. Non l’ho fatto, la domenica è il giorno sacro dedicato al nulla. Oggi sì, ho messo le mani nella farina. Integrale: è una bella parola. Pensa alle mani, due, nell’intero, uno. Due cucchiai di olio, ho pensato che avrei voluto essere lì, sul divano. Un bicchiere d’acqua, il sale. Sul divano, a gambe incrociate come il primo giorno. Avrei detto ti ricordi? ti dicevo che non ci riuscivo più, ch’ero bloccata proprio qui nello sterno, che non ero pronta e scappavo e mi fermavo, poi scappavo di nuovo come sempre. Sono andata via anche da quel divano, ché un giorno ho quasi pianto e io voglio piangere solo in cucina da sola mentre faccio il pane o mi giro una sigaretta, due, tre. Me ne sono andata e ogni tanto mi mancavi, te l’avrei detto. Mi mancava parlare da sola a gambe incrociate, pesare tutte le parole prima e fregarmene subito dopo e vaffanculo le interpretazioni. Non lo so cos’è successo, che ho pensato su quel divano, che hai pensato tu dopo quando me ne sono andata e mi hai chiesto chissà dove, chissà perché. Te l’avevo detto, io scappo sempre, è il mio modo di risolvere tutto, il mio modo di risolvermi. Non risolvo mai niente. Me ne vado e basta, ti mando un messaggio, ti scrivo ciao. Ciao e basta. Non lo so perché ma sembra come quando metti l’impasto a lievitare in una ciotola che non può contenerlo. Io ero la ciotola troppo piccola e non potevo contenermi. L’hai capito? Mettiamo il tutto a riposare. Poi a un tratto ce l’ho fatta, te l’avrei detto. T’avrei chiesto di poter fumare ma forse mi avresti risposto di no. Forse. Alcune parole fanno venir voglia di fumare. Queste sì, tre sigarette. Alla fine è esploso tutto, sai quelle cose quando non te l’aspetti e tutte le cazzate e bla bla bla e non te l’aspetti davvero. Di esplodere nella ciotola, dico. Poi esplodi. Succede e basta. Vuoi controllarlo e non puoi, vuoi gestirlo e non puoi, vuoi fermarlo e non vuoi. Alla fine fa schifo, sei esploso e sei come pazzo, pazzo e senza divano. E parli da solo o con gli altri, a gambe incrociate, seduto o in piedi non ha più importanza. Vuoi solo esplodere e che gli altri ti raccolgano i pezzi e ti dicano che non sei pazzo, che non sei nemmeno esploso e sei vivo. Tutto intero. Integrale: è una bella parola. Le mani sporche di farina. Inforna. Aspetta. Il profumo del pane un’altra esplosione lo sterno libero respirare una ciotola più grande un altro divano fermarsi vivere. Te l’avrei detto.

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